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Comuni

Valle Maira

Celle Macra

Celle Macra è formata da sedici borgate. Il suo nome potrebbe derivare da un'antica cella monastica dell'Abbazia di Villar S. Costanzo, da un termine dialettale "seile" che indicava le cataste di legna che si ammucchiavano in zona, oppure, secondo l'Olivieri, dal latino "locus et fundus cellas" o "loco celles", luogo designato per la raccolta dell'annona militare. 
Il paese compare per la prima volta in un documento ufficiale a causa di liti per il possesso di alcuni pascoli della val Grana; era il 1280. Fece parte del marchesato di Saluzzo, poi divenne feudo dei Cambiano di Ruffia, dei conti di Paglieres e Cartignano e poi dei Ferraris di Cuneo. 
L'economia, relativamente florida, era principalmente legata all'allevamento e caratterizzata da una notevole produzione di latticini freschi. Alla fine dell'Ottocento anche gli abitanti di Celle furono costretti ad emigrare, soprattutto stagionalmente, e si inventarono il mestiere di anciuè: venditori ambulanti di acciughe e prodotti sotto sale. 
Oggi il piccolo comune di Celle Macra vive soprattutto di agricoltura e di allevamento, ma anche di artigianato con la produzione di pregevoli mobili rustici e sculture artistiche. Nelle montagne di Celle sono allevati i cavalli di Merens, una razza autoctona dei Pirenei, dal manto nero corvino, che per la sua robustezza ben si adatta al duro lavoro nei campi e al trasporto su sentieri e percorsi scoscesi.

Da non perdere

Parrocchiale di San Giovanni Battista
Risale al settecento con rifiniture di stile barocco; pregevole la pala d'altare eseguita da Hans Clemer. Il bellissimo polittico venne dipinto su tavole lignee nel 1496 su commissione del parroco di quel tempo. La carica emotiva impressa nei volti delle figure dei santi e della Madonna con bambino è una caratteristica personale dell'artista fiammingo. 
 
Baìa di Castellaro 
In occasione dei festeggiamenti per Sant'Anna, l'ultima domenica di luglio. La Baìa o Abbadia di Castellaro di Celle di Macra ricorda gli scontri tra protestanti e cattolici sviluppatisi verso la fine del XVI secolo. Nel pomeriggio della domenica si può assistere al cambio dell'Abbà: l'Abbà in carica indossa una feluca nera, che il sindaco gli toglie e trasferisce sul capo del nuovo Abbà, mentre all'Abbà uscente viene posta sul capo una feluca con un pennacchio blu. Quindi si ha lo scambio delle bandiere tra i due Abbà.
 
Cappella di San Sebastiano 
Affrescata da Giovanni Baleison nel 1484 circa, conserva una rappresentazione dei supplizi dell'inferno, del purgatorio e della città celeste e il martirio del santo, con uno stile ancora riccamente medioevale. 
 
Sentieri leggendari
Dalla chiesa di borgata Castellaro si parte a sinistra lungo un sentiero immerso nei boschi e si raggiunge il tracciato ben indicato del GTA che porta alle grange Serra e Martini; man mano che il sentiero sale si ammira uno spettacolo entusiasmante sulle vette dell'altro versante della valle: Chersogno, Pelvo, la conca di Elva, il Monviso in lontananza e la dolce inclinazione verso la bassa valle. Si giunge in località Basse di Narbona; di qui il sentiero quasi pianeggiante lascia la valle Maira per entrare in valle Grana, costeggia le pendici del Monte Tibert e raggiunge il Monte Crosetta; di qui si intravede già il santuario di Castelmagno. 
La leggenda narra che San Magno avesse chiesto ospitalità ai cellesi che, avendogliela negata, lo obbligarono attraverso questo sentiero a rifugiarsi a Castelmagno, dove poi fu costruita la sua chiesa. Gli abitanti di Celle da allora chiedono scusa al santo per il loro gesto, compiendo a piedi questo pellegrinaggio una volta all'anno in concomitanza con la festa patronale che si tiene ad agosto, e, arrivando in questa località, costruiscono con dei rametti una croce che viene piantata a terra e che rimane a segno del loro passaggio e della loro devozione. Il termine Crosetta in occitano significa "piccola croce". 
 
Ecomuseo dell'Alta Valle Maira
L'Ecomuseo dell'Alta Valle Maira, è stato istituito dal Consiglio Regionale il 1 marzo 2000 in base alla legge regionale N. 31/95, su un progetto elaborato e presentato dal Comune di Celle di Macra, che ne anche l'Ente gestore. Oltre a Celle, i comuni interessati sono Macra, Acceglio, Prazzo e Marmora. 
Nell'aprile 2001 sono arrivati i finanziamenti che hanno permesso di avviare la realizzazione dei primi interventi. Il termine ecomuseo stato introdotto per la prima volta in Francia in occasione di una conferenza internazionale dei Musei, nella quale stata aperta una nuova strada alla ricerca museologica: unire la protezione dell'ambiente con il museo; da cui la definizione di ecomuseo, unendo le parole ecologia e museo.
Il concetto che sta alla base dei progetti degli Ecomusei (attualmente 17 in tutto il Piemonte) legato alla tutela e alla valorizzazione dell'ambiente, nonch alliindividuazione delle peculiarit che caratterizzano un territorio (tradizioni, storia, attivit lavorative), alla loro rivalutazione e diffusione. Il progetto ecomuseale si pu definire come una realt in continua evoluzione, che partendo dal recupero delle tradizioni e della storia, passa attraverso il presente, cercando di creare opportunit per nuovi insediamenti e soprattutto mira a migliorare la vita di chi abita ed opera sul territorio e creare opportunit per il futuro. 
L'Ecomuseo dell'Alta Valle Maira cerca di tradurre concretamente sul territorio le iniziative di Espaci Occitan, centro studi sulla lingua, le tradizioni e la storia del territorio occitano. In prospettiva, si propone di ricomporre linsieme dei 12 Comuni della Valle Maira che gi nel Medioevo rappresentavano una forma avanzata di autogestione riscontrabile negli Statuti della Valle Maira del XIV secolo. Tra i temi individuati per rappresentare alcuni degli aspetti pi significativi della realt della valle, quello dei mestieri itineranti il pi legato alla localizzazione geografica della vallata. 
Il progetto dell'Ecomuseo prevede tre nodi principali in media valle, un nodo in alta valle e punti informativi presso i luoghi di accesso. A Macra, nella sede del palazzo Comunale, lo sportello di accoglienza dell'Ecomuseo offre al visitatore informazioni sulle attività e sui luoghi di visita e un'introduzione sul territorio e sui suoi aspetti specifici. Non distante dalla sede, partono i Percorsi Occitani, una rete di sentieri che collega gli altri paesi e borgate della Media e Alta Valle (percorribili anche a piedi o a cavallo). 
Sempre a Macra possibile pernottare presso La Ruà, una foresteria restaurata di recente nell'ambito del progetto dell'Ecomuseo con 24 posti letto ed uso cucina. 
Dal fondo valle l'itinerario prosegue nella valle laterale fino al comune di Celle di Macra, dove sarà trattato il tema dei mestieri itineranti della valle (presso l'ex Chiesa di San Rocco): artisti, artigiani, allevatori e soprattutto acciugai. L'allestimento si basa su ricerche e testimonianze locali e si avvale di postazioni multimediali per illustrare i tragitti dell'emigrazione stagionale, le località di provenienza di merci e saperi, i contatti che le genti della montagna avevano con luoghi lontani. 
A Chialvetta di Acceglio, nel vallone laterale di Unerzio, è possibile visitare il Museo Etnografico La Misoun d'en bot che raccoglie in esposizione permanente attrezzi, strumenti che sono appartenuti alla vita quotidiana in montagna, e si può inoltre percorrere il sentiero didattico-naturalistico La Scurcio, organizzato secondo un itinerario guidato. 
Nel 2002 ha aderito al progetto ecomuseale il Comune di Prazzo proponendo di inserire tra le iniziative il recupero di un vecchio Batou per la canapa e la realizzazione di un Museo del lavoro femminile e della tessitura. 
Nel 2004, inoltre, il Comune di Marmora, allacciandosi con alcuni percorsi al Museo Multimediale, ha allargato ulteriormente il territorio di competenza dell'Ecomuseo. La sede legale dell'Ecomuseo Alta Valle Maira si trova presso il Municipio di Celle di Macra (0171/ 999190). La sede di accoglienza e comunicazione è a Macra (0171/999312). 
 

 

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